La crescita dei canoni d’affitto è stata oltre il triplo rispetto a quella delle disponibilità familiari. Lo rileva un’indagine di secondo cui nel periodo 1991-2007, a fronte di una crescita delle disponibilità familiari nell’ordine del 20,8%, l’incremento dei canoni di mercato nelle aree urbane è risultato addirittura del 66,7%.

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 L’incidenza della locazione di un’abitazione di 80 mq sul reddito familiare è così passata dal 20,7% dei primi anni ’90, all’attuale 28,5%, con un aumento, peraltro interamente concentrato nel periodo 1998-2005, prossimo a 38 punti percentuali.

 L’accesso all’abitazione in affitto si è fatto, dunque, “più complicato”, scrive Nomisma nella sua indagine presentata oggi a una tavola rotonda organizzata da Assoimmobiliare, soprattutto in corrispondenza delle grandi città del Centro e del Nord (pur non dovendosi trascurare la presenza di due mercati siciliani), anche se la situazione di disagio non sembra potersi ritenere circoscritta ai soli mercati urbani. Dai dati recentemente pubblicati da Banca d’Italia, infatti, emerge con chiarezza come la scelta locativa, oltre ad essere in costante contrazione da oltre un ventennio, risulti ormai prerogativa pressoché esclusiva delle classi meno abbienti, residenti nei centri maggiori, senza differenze significative tra Nord e Sud. Attualmente si stima che le abitazioni in affitto siano circa 4,4 milioni di unità (con un incremento del 5,2% in 5 anni).

Fonte: Fiaip