A fine 2011 c’era chi aveva iniziato a tirare un sospiro di sollievo. Le vendite degli , negli Stati Uniti erano finalmente in risalita. Dicembre si era chiuso, infatti, con un +5%. Segnale positivo di un lento recupero economico, ipotizzava qualcuno. Ma il nuovo anno è iniziato con un tonfo.

I prezzi delle case, infatti, a gennaio sono scesi ancora, e per il quinto mese consecutivo, raggiungendo così il livello più basso dalla fine del 2002. Il prezzo di un’abitazione media ha perso quasi un punto percentuale a gennaio, raggiungendo così un meno 3,8% totale negli ultimi dodici mesi. Una media nazionale del 34,4% in meno rispetto al picco dei prezzi raggiunto nel 2006.

In sintesi, negli Stati Uniti si compra di più ma a prezzi più bassi. Scenario ideale per investitori. Terribile per le famiglie.
I dati, forniti da Standard & Poor’s/Case-Shiller, si riferiscono ai venti maggiori mercati statunitensi. Secondo l’agenzia, si confermerebbero in caduta libera otto città: Atlanta, Chicago, Cleveland, Las Vegas, New York, Portland, Seattle e Tampa, che hanno raggiunto nuovi minimi.

Non meglio in California, dove Los Angeles, San Diego e San Francisco hanno perso, rispettivamente, 0,8%, 1,1% e 2,5%. Gli unici segnali positivi arrivano da: Washington, Miami e Phoenix che hanno recuperato circa un mezzo punto percentuale a testa.

Un mercato che viene definito “confuso” per i segnali contrastanti nella vendita di case esistenti e nuove, in ribasso mese per mese, ma in rialzo nella media annuale. “La caduta libera dei prezzi non è tanto il riflesso di un mercato più o meno in salute, ma il risultato di un sistema bancario in crisi che offre ai compratori, che pagano in contanti, immobili, frutto di pignoramenti, a prezzi bassissimi” – sottolinea Gary Painter economista al USC Lusk Center for . “Una volta che queste proprietà saranno state tolte dal mercato, il trend si invertirà”.

Nel frattempo, mentre la di immobili, ed il loro valore, sono mediamente in ribasso, i costi degli affitti salgono e così la richiesta. Questo perché l’ondata di pignoramenti, causati dall’impossibilità dei proprietari di pagare mutui alle stelle, ha generato una nuova categoria di affittuari che necessitano di un posto per vivere.

Ma gli economisti legano proprio all’aumento dei prezzi degli affitti, un possibile recupero nelle vendite. Presto, infatti, in molte aree metropolitane il costo del mutuo mensile potrebbe scendere bel al di sotto di quello necessario per affittare un appartamento nella stessa città.

 

Fonte: blog.panorama.it