Tra le prime conseguenze dell’Imu, ormai prossima al suo debutto, una delle più evidenti sul è la tendenza alla vendita della nuda proprietà. I primi mesi del 2012 hanno visto un incremento pari al 10% degli annunci immobiliari di questo tipo. Questi ultimi in pratica rinunciano al diritto di piena proprietà mantenendo solo quello reale di godimento sul bene vita natural durante: nella maggior parte dei casi la formula è quella dell’usufrutto.
Questi i dati che emergono dalla ricerca condotta dalla Spi (il sindacato dei facente capo alla Cgil).

A scegliere questa strada sono soprattutto anziani (circa 80 mila gli over 65), spinti anche dal taglio alle pensioni a rinunciare ad un bene immobile in nome di una maggiore liquidità necessaria a compensare la riduzione del potere di acquisto. Spesso inoltre la (s)vendita nasce dal desiderio di aiutare figli o nipoti alle prese con la disoccupazione. Eppure questa tendenza rischia di ricadere proprio sulle generazioni future, che difficilmente avranno la possibilità di risparmiare e investire come hanno fatto quelle precedenti e che in questo modo vengono private di una sicurezza economica come quella offerta dal mattone.

E del resto che i siano soprattutto anziani non stupisce: in primis perché in Italia l’80% dei ha più di 65 anni e in secondo luogo perché chi acquista una nuda proprietà valuta anche l’età dell’altra parte per poter approssimativamente stimare il momento in cui potrà effettivamente godere del bene.

Questa tendenza, che accomuna tutta l’Italia da nord a sud, è prevedibilmente più evidente nelle grandi città, dove il rapporto tra prezzi e potere d’acquisto è più penalizzante e dove peraltro un immobile rappresenta un patrimonio sul quale investire in modo vantaggioso. Il primato di vendite di nude proprietà non a caso spetta al Lazio, con oltre il 40%. Solo nella città di Roma si concentra il 36% di questi annunci (nella capitale si è passati da un media di 2.300 vendite nel 2008 fino alle 8.700 nel 2011). Nella classifica seguono la Lombardia con il 14%, la Toscana con il 12%, la Liguria con l’11%, il Piemonte con il 9% e Emilia-Romagna con il 5%.

E senza dubbio l’Imu gioca un ruolo importante su questa scelta: mantenere una casa a fronte della nuova tassazione è un “lusso” che non tutti i pensionati possono permettersi.

 

Fonte: investireoggi.it