L’Imu ha già portato una nuova forma di tassazione degli immobili più onerosa, rispetto all’, specialmente per le proprietà diverse dalla prima casa. Ma la vera mazzata arriverà con la revisione del Catasto, necessaria per avvicinare gli attuali valori catastali degli immobili ai veri valori di mercato. Ecco in sintesi che cosa cambia.L’attuale sistema. Date certe caratteristiche (tipologia costruttiva, presenza di servizi, ecc.), l’immobile viene inquadrato all’interno di una certa classe catastale, che corrisponde ad una determinata tariffa. Il valore dell’immobile si ottiene moltiplicando la tariffa per il numero di “vani”, cioè di ambienti abitabili da cui l’immobile è costituito. Oltre al mancato aggiornamento delle tariffe di base, un grosso limite è dato dal fatto che il numero di vani non è un indicatore attendibile per confrontare tra loro i valori di diversi immoabili.

Il sistema futuro.

All’interno del territorio comunale, vengono individuate delle “microzone”, cioè piccole porzioni di territorio che hanno caratteristiche omogenee. Per ogni microzona, e per ogni tipologia immobiliare (abitazioni, negozi, ecc.) viene individuato il valore medio di mercato. Tale valore non si applica allo stesso modi a tutti gli immobili, perché si utilizzano anche dei coefficienti correttivi, relativi a ubicazione, epoca di costruzione, tipologia del fabbricato, densità abitativa, destinazione (economico, civile), grado di finitura, ecc.

In questo modo, si ottiene un valore il più vicino possibile a quello reale di mercato. I valori di mercato presi come riferimento saranno con ogni probabilità quelli definiti dall’ del (Omi) dell’Agenzia del Territorio. L’indicatore di riferimento per misurare la grandezza dell’immobili non sarà più il vano, ma il metro quadro.

Una volta definito il valore locativo annuo al metro quadro, si moltiplica per la superficie dell’immobile, dopo aver sottratto le spese (manutenzione, adeguamenti, ecc.), per ottenere un reddito di locazione che è l’equivalente della vecchia rendita catastale. Tutto ciò porterà a valori mediamente più alti, rispetto agli attuali, che, se applicati all’attuale sistema di tassazione, comporteranno imposte più alte. Il sistema, in ogni caso, richiederà almeno 5 enni per entrare a regime.

 

Fonte: intrage.it