Nella nostra consueta analisi delle performance del mercato del cemento abbiamo assistito negli ultimi cinque anni ad un forte decremento (-32%) dei volumi. Il perdurare della crisi economica sta colpendo in particolare il mondo delle costruzioni; le finanze pubbliche sono assorbite dall’espandersi delle spese correnti e lasciano poco spazio agli investimenti.La risorsa principale rimane la ricchezza delle famiglie italiane, un valore da primato, che potrebbe risollevare le sorti del mercato immobiliare qualora quest’ultimo offrisse rischi accettabili e rendimenti adeguati. Il mercato delle costruzioni costituisce più del 10% della ricchezza nazionale, coinvolge circa 2 milioni di addetti ed è la parte dell’economia che ha trainato la seppur modesta italiana dagli anni ‘90 al 2007.

Questa Nota cerca proprio di approfondire le cause alla base della crisi del che ha avuto pesanti ripercussioni sul mercato delle costruzioni e su quello del cemento in particolare.
Nell’analisi dei dati e nelle ipotesi di scenari abbiamo registrato un’elevata incertezza: da un lato la domanda “naturale” di abitazioni e la ricchezza delle famiglie italiane mostrano i fattori necessari e sufficienti per una ripartenza del mercato, dall’altro i rendimenti modesti e la scarsa attenzione del legislatore paventano un ulteriore decremento del mercato, sulla scorta di altri paesi (Spagna e Irlanda) che hanno
raggiunto livelli di disoccupazione critici.

L’investimento real estate rende oggi molto poco (intorno al 2-3%), è oberato da una tassazione eccessiva e sconta un periodo di mancata rivalutazione di circa 6 anni. Questo è il problema essenziale che rende non competitivo investire oggi in Italia in immobili contribuendo a spostare risorse verso altri asset, come i titoli di Stato o anche verso l’immobiliare estero.
A questo si vanno ad aggiungere le criticità della cornice tributaria e le incertezze legate alla fiscalità immobiliare, che conducono agli annunci di erosione o alle limature effettive dei crediti di imposta per le vecchie ristrutturazioni, oppure alla reintroduzione dell’imposta patrimoniale sulla .
L’enorme ricchezza delle famiglie italiane, un fenomeno da primato legato alla nostra antropologica propensione al risparmio, necessiterebbe di essere veicolata in qualche modo verso il nazionale attraverso rendimenti che siano adeguati e competitivi.

Tra le linee di indirizzo che sentiamo possano essere di ausilio alla ripartenza del mercato elenchiamo, in sintesi:

• Una generale revisione delle politiche impositive che gravano sul settore immobiliare.
• Un consistente rilancio dei progetti di riqualificazione urbana che, attraverso puntuali interventi di demolizione e ricostruzione, possano insieme ridare smalto alle nostre città e da straordinari e transitori possano affermarsi come strumenti ordinari di intervento, dirottandoli verso una coerenza di obiettivi e di ruoli con la pianificazione urbanistica, di cui debbono diventare a pieno titolo strumenti
di attuazione.
• Un nuovo piano per l’housing sociale che favorisca l’accesso delle categorie svantaggiate, in primis giovani coppie e studenti, a un contesto abitativo e sociale dignitoso che consenta il miglioramento e il rafforzamento della loro condizione.
• Una revisione, nel medio termine delle politiche migratorie in grado di compensare il calo demografico
della componente indigena della popolazione italiana.

Quella di supportare il mercato delle costruzioni non è una richiesta tout court finalizzata solo a costruire per costruire ma ha il nobile scopo di migliorare le condizioni abitative e di vita degli italiani contemplando la riqualificazione urbanistica delle nostre città, la demolizione e ricostruzione di edifici fatiscenti e infrastrutture obsolete e l’incremento del confort abitativo.

 

Fonte: aitecweb.com