inflazione

La casa? Investimento sicuro

la casa è un investimento che si rivaluta nel tempo. Lo rivela uno studio condotto da corriere economia sui dati dell’ufficio studi ubh relativi ai valori immobiliari dal 1984 ad oggi. In 25 anni i valori immobiliari si sono triplicati passando attraverso fasi di crescita (1992, quando i valori degli immobili salirono più del 15% in un anno) e di decrescita (-16,2% nel 1993).

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Tuttavia per un investimento profittevole nel mattone bisogna comprare al momento giusto. Chi ha comprato nel 1996, ad esempio, ha messo a segno una rivalutazione del 56,5% sull’inflazione (4 punti e mezzo l’anno), al contrario, chi ha comprato ai massimi del 1992 deve registrare una perdita del 6,1.

Bce: analisti, recessione peggiora, taglio inevitabile giovedi’

La Bce tagliera’ nuovamente il tasso di riferimento dell’Eurozona, ora al 2,5%, nella riunione del Consiglio direttivo in programma giovedi’ prossimo, 15 gennaio, a Francoforte, e ulteriori riduzioni sono attese nei trimestri successivi.

E’ quanto prevedono gli analisti delle principali banche europee, sottolineando che si tratterebbe, fatto mai registrato finora nella storia della Bce, del quarto taglio consecutivo, dopo quelli decisi tra ottobre e dicembre dello scorso anno che hanno portato il tasso base dal 4,25% di ottobre all’attuale 2,5%.

E’ tempo di ‘discount’ per il mattone italiano

Per il mattone e’ tempo di discount: complice un mercato immobiliare in decisa stagnazione, chi ha in programma l’acquisto di una casa nei prossimi mesi potra’ contare su un elemento nuovo, lo sconto. Ma non si assistera’ a un crollo dei prezzi: seppure le transazioni potranno calare anche del 20%, a quota 650.000, i prezzi – secondo Nomisma – non scenderanno se non a livello inflazione, del 5%.

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”Un mercato rallentato ma non crollato”, anche secondo il presidente di Scenari Immobiliari, Mario Breglia, per il quale pero’, i ribassi sono maggiori: ”Dopo che un appartamento e’ rimasto sul mercato per mesi, chi vuol vendere deve ridimensionare la propria richiesta, anche del 10-15%”. La domanda e’ indebolita – aggiunge Breglia – e per le nuove costruzioni si assiste a un fenomeno nuovo, lo sconto per invogliare l’acquisto: si offre il box auto ad esempio o il secondo bagno a prezzo stracciato. Piu’ limitato il margine indicato dal presidente di Nomisma, Gualtiero Tamburini, che parla di prezzi rigidi per l’usato. ”Ci potra’ essere una crescita nominale zero, una limatura all’ ingiu’ a livello d’inflazione, del 5% – dice Tamburini – a soffrire di piu’ saranno le prime e le seconde fasce delle grandi citta’: qui i costruttori, che si sono indebitati con le banche, pur di vendere concedono sconti. Il mercato dell’usato e’ invece in mano alle famiglie che non sono disposte a vendere perdendoci, quindi restano in attesa di tempi migliori”. Dopo i primi segnali di rallentamento apparsi gia’ lo scorso anno, il 2008 conferma quindi la frenata del mattone, al termine di un trend al rialzo durato oltre sette anni.

I nuovi ricchi e i nuovi poveri

Oggi si continua spesso a parlare nei dibattiti pubblici del fatto che le famiglie italiane hanno perso potere d’acquisto rispetto a prima dell’entrata in vigore della tanto discussa nuova moneta. Come sovente accade, però, con non poche responsabilità di giornali e televisioni, i luoghi comuni tendono a diventare sensazioni, sulle cui basi però non regge talvolta la realtà.

Cerchiamo di capire allora cosa è veramente accaduto…

Che negli ultimi anni le famiglie abbiano potuto permettersi di acquistare meno beni e servizi è un dato assodato, difficilmente controvertibile, che trae la sua ragione da due ordini di motivi:

1. una crescita molto limitata dei redditi, soprattutto per certe fasce professionali. Su questo ci riserveremo in seguito di ritornare;

2. una ripresa dell’inflazione, in particolare sui beni di prima necessità e su alcuni servizi (ristorazione, trasporti, pubblica utilità, professionali, etc).

L’ostinazione della Banca centrale europea

Tutti i principali Istituti di ricerca internazionali escono ultimamente rivedendo al ribasso le loro previsioni di crescita dell’economia globale per il 2008, a pochi mesi dalle loro stime.

Il Fondo monetario internazionale ha ritoccato ad aprile le proprie previsioni sul 2008 fatte a gennaio, limandole addirittura di 5 decimi di punto: ad inizio anno, la stima di crescita dell’economia internazionale era fissata al +4,2%, ad aprile è scesa al +3,7% per l’anno in corso.

Guardando alla crescita delle economie avanzate, e alla misura con la quale nel giro di pochi mesi è stata tagliata la stima, ci sembra di poter dire che esiste davvero il rischio di ricadere in una profonda crisi economica. Al momento, l’FMI stima una crescita per gli Usa non superiore allo 0,5-0,6% per il biennio 2008-2009; crescita che tuttavia è ancora tutta da verificare e che, alla luce degli scenari che si stanno profilando, potrebbe subire ulteriori ritocchi all’ingiù nei prossimi mesi. Analogo discorso per l’Area Euro, dove l’Italia sarà il fanalino di coda con una crescita prevista dello 0,3-0,5% nei prossimi due anni.

Bce, tassi al 4,25%

Come ampiamente preannunciato la Banca centrale europea ha deciso di reagire all’aggravamento dei rischi inflazionistici, aumentando di 25 punti base i tassi di interesse di riferimento, che raggiungono così il 4,25 per cento.

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Intanto il tasso interbancario Euribor sulla scadenza a tre mesi è risalito ai massimi da sette anni. al 4,97% – secondo quanto comunicato dall’European Banking Federation – che rappresenta il livello più alto da dicembre 2000 e che era già stato raggiunto all’inizio di giugno.