insolvenza

Vietato affiggere i nomi dei condomini in debito

20110718_debitoriVietato affiggere i nomi dei condomini in debito: condannato amministratore

L’amministratore che espone il nome di un condòmino moroso è responsabile per il reato di diffamazione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha condannato il responsabile di una struttura di Messina per aver pubblicizzato le generalità di un residente in arretrato coi pagamenti.

La controversia, nello specifico, era sorta in seguito all’affissione nell’atrio condominiale, avvenuta nel settembre del 2007, di una notifica con minaccia di slacciamento del servizio idrico, successiva al continuo indebitamento degli inquilini elencati nel foglio appeso.

Condominio moroso la crisi aumenta i casi

Prosegue la rubrica “Il condominio”. Oggi, Luca Moriggi, nostro consulente, pone l’attenzione su un caso che, a causa della crisi, si sta allargando in maniera preoccupante: il condomino moroso.
L’effetto della crisi non si poteva non sentire anche nella vita condominiale. Assistiamo, infatti, ad un aumento di condomini che non pagano le rate condominiali: fra questi non troviamo solo quelle persone che ritengono “normale” non pagare le spese condominiali, ma anche quelle famiglie che hanno sempre pagato con regolarità, ma ad oggi si trovano in difficoltà.

Azione revocatoria fallimentare in relazione a contratto preliminare di compravendita

Cassazione civile, sez. I, 29 gennaio 2008, n. 2005
Nel caso in cui siano stipulati prima un contratto preliminare di compravendita e successivamente il contratto definitivo, l’accertamento degli elementi e dei presupposti afferenti all’azione revocatoria fallimentare promossa ai sensi dell’art. 67, secondo comma, L.F, ovvero la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore, deve essere compiuto con riguardo al contratto definitivo, quale negozio in virtù del quale si verifica il trasferimento del diritto di proprietà, non anche al contratto preliminare di vendita (Cass. n. 2967 del 1993; n. 3165 del 1994; n. 500 del 1992; n. 11798 del 1991; n. 264 del 1981).

fallimento

È infatti solamente con il contratto definitivo che il bene, uscendo dal patrimonio del debitore, viene sottratto alla garanzia della massa dei creditori, così giustificando l’esercizio dell’azione revocatoria.