E’ l’unico albergo presente in centro di Carrara. L’unico, con le sue 30 camere, a poter ospitare, anche in tempi di vacche magre come questi, i turisti che intendono soggiornare nella città dei marmi. Ma ora l’Hotel Michelangelo, che con la sua insegna illumina via Rosselli dal 1966, ha pensato bene di chiudere i battenti e destinare la struttura ad altri scopi, forse più redditizi.

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I proprietari, la famiglia Lattanzi, hanno infatti presentato all’ufficio tecnico del Comune una Dia (Denuncia di inizio attività) per costruire appartamenti residenziali lì dove finora avevano pernottato i forestieri. Il che significa, in parole povere, che Carrara si verrebbe a trovare senza neppure una struttura ricettiva, senza, cioè, uno straccio di posto dove ospitare turisti e non solo.Una prospettiva resa possibile dall’attuale piano regolatore, che non pone vincoli nella trasformazione dell’uso dell’immobile da alberghiero a residenziale. Una prospettiva che, in ogni caso, sarebbe un colpo durissimo inferto al settore turistico nel nostro territorio.
Ha deciso di correre ai ripari il sindaco , che ha scritto una lettera agli uffici competenti per attivare un procedimento che introduca un sull’area. Vincolo che, in automatico, annullerebbe la possibilità di trasformare in appartamenti le stanze del Michelangelo.
La mossa del sindaco (“non possiamo permettere – ha spiegato – che Carrara si trovi senza strutture alberghiere adeguate, anzi, dobbiamo andare proprio in direzione opposta”) ha ottenuto il benestare della giunta, ed è stata discussa ieri mattina in commissione consiliare.
“Abbiamo accolto favorevolmente la proposta di Zubbani e dell’assessore all’Urbanistica Vannucci – ha detto Massimo Menconi (Rc) -. E’ stato un atto di responsabilità e di buon senso». La parola definitiva dovrà metterla il consiglio comunale, che entro fine mese – nel quadro del nuovo piano delle varianti sulle – discuterà della faccenda . “Gli interssi pubblici sono superiori a quelli dei privati”, ha detto il sindaco. Ora, resterà da vedere cosa ne pensano i privati.

Fonte: La Nazione – Agnese Pini