Bollette della luce, dell’acqua e del gas più pesanti. Non perché più salate ma – stavolta – in senso materiale: nella buste in arrivo in questi giorni ci sono un paio di paginette che si sono trasformate nel calvario di tanti cittadini, soprattutto anziani.

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Come quelli (tanti) che in questi giorni  si sono presentati al “punto ” di Carrara. Tutti alle prese con la richiesta del fisco di indicare i della propria abitazione, e con la necessità di evitare pesanti sanzioni. Per carità, l’intento dell’Agenzia delle entrate (alla quale le società di servizi “girano” i dati) è lodevole: stanare chi affitta in nero. Il problema è che il sistema adottato (stabilito già nella finanziaria del 2005) è ricaduto per intero sulle spalle dei cittadini. Che devono, innanzitutto, trovare il modo di procurarsi i dati catastali della propria abitazione. In caso di proprietari, possono trovare questi dati sulle cartelle Ici. O, in alternativa, rivolgersi a un .
Nel caso sia un affittuario, invece, la strada è quello di chiedere i dati al padrone di casa. Il passo successivo è quello della compilazione. Come si saranno resi conto gli utenti di Gaia che hanno ricevuto il questionario in questi giorni, può essere un compito non facilissimo, soprattutto per chi non è abituato alle “trappole” della . Infine, bisogna restituire il tutto spedendolo per posta (ancora una volta spendendo) alla società di servizi oppure consegnandola a mano.  Un “compito” che conviene svolgere con attenzione, visto che le sanzioni nelle quali si può incorrere sono pesanti: dal 103 a 2.065 euro in caso si ometta di comunicare i dati o, semplicemente, si comunichino in maniera non corretta. In sostanza, ogni società indica all’Agenzia delle entrate i nominativi di chi non ha restituito il questionario: quest’ultima, poi, emetterà un accertamento (e solo uno) per chi non ha comunicato i dati della propria abitazione. Poca la chiarezza anche sulle scadenze.

Fonte: Il Tirreno