Il termine laterizio indicava i mattoni impiegati nella tecnica edilizia romana per l’opera laterizia.
Oggi tuttavia il termine viene utilizzato per indicare tutta la gamma di prodotti tra cui appunto il , pieno e forato (laterizi forati), la pignatta, la tavella, la volterrana, il coppo, la tegola marsigliese, ecc., utilizzati per le costruzioni edili (realizzazione dei muri verticali (tompagni, tramezzi, ecc.), dei solai, di coperture, ecc.)

La fabbricazione dei laterizi fu una vera e propria attività . Gli stabilimenti di produzione (figlinae o figline[1]), collocati in genere in prossimità di depositi di argilla e lungo le vie fluviali che consentivano un facile trasporto dei materiali prodotti, erano, in genere, di importanti personaggi, spesso legati alla famiglia imperiale.

Conosciamo i dati sulle officine dall’uso di marcare, su alcuni dei laterizi prodotti, quando erano ancora umidi, un marchio, che poteva recare diverse indicazioni. La forma del marchio, il “bollo laterizio”, si trasformò nei diversi periodi: inizialmente rettangolari, con testo su una sola riga, divennero di forma semicircolare sotto l’imperatore Claudio, quindi lunati con Domiziano e ancora rotondi agli inizi del III secolo, con iscrizioni su una o due linee semicircolari, a cui si aggiungeva eventualmente una linea retta. I bolli rettangolari sono ancora impiegati, con iscrizioni su due righe, alla metà del II secolo. Con Teodorico sono attestati gli ultimi bolli laterizi, circolari oppure rettangolari.

Le indicazioni potevano riguardare la cava di provenienza dell’argilla, o la figlina, quest’ultima identificata spesso con il nome del ; oppure dell’appaltatore (conductor) o del responsabile (officinator), e persino un motto. Sigle e abbreviazioni sono frequenti. Naturalmente, i bolli non erano usati solo a Roma, ma si ritrovano anche nei centri minori: si può pensare ad esempio al figulus Titus Papirius Synhistor, attivo a Forlì (Forum Livii), il cui bollo è stato “rinvenuto in numerosi esemplari e più varianti, e datato a partire dalla fine dell’età augustea”[2].

Sotto l’imperatore Adriano, nel 123 DC, la produzione delle figline che dovevano servire per i grandi progetti edilizi a Roma sembra sia stata riorganizzata centralmente, e sui bolli laterizi venne introdotto l’uso di segnare la data di fabbricazione (data consolare). Anche la storia successiva sembra indicare un progressivo accentrarsi della produzione laterizia sotto la diretta proprietà imperiale.

Fonte: it.wikipedia.org