La durabilità dei componenti edilizi è una qualità che indica il comportamento nel tempo dei componenti edilizi ed è definito dalla norma UNI 11156, “Valutazione della durabilità dei componenti edilizi”, come la capacità di svolgere le funzioni richieste durante un periodo di tempo specificato, sotto l’influenza degli agenti previsti in esercizio.La propensione prestazionale del componente studiato in relazione al requisito di durabilità si ricava dall’apprendimento della sua durata accompagnata dalla affidabilità del componente stesso. L’elemento tecnico patisce una naturale caduta prestazionale nel tempo in relazione anche alla vita utile propria dei materiali impiegati per realizzarla.

Oltre un certo limite di soglia la prestazione del componente raggiunge valori sotto i quali non è più in grado di dare una risposta efficace in relazione alla funzione. Ponendosi in linea con la ISO 15686 “Buildings and constructed assets. Service life planning”, che fornisce il quadro generale a livello internazionale in merito alla valutazione e alla gestione della vita utile dell’edificio, la UNI 11156 circoscrive questa vita utile del componente come il periodo di tempo dopo l’installazione durante il quale l’elemento tecnico mantiene livelli prestazionali superiori o uguali ai limiti di accettazione.

La valutazione della vita utile trova nel valore della cosiddetta “durata spontanea” il dato di input per la sua valutazione (questa durata è ottenuta attraverso prove di invecchiamento sotto l’azioni di agenti sollecitanti).

Inoltre la Service Life si articola poi in una valutazione di “vita utile di riferimento” e di “vita utile stimata”, a seconda di chi effettua la valutazione e di quale obiettivo si pone. La valutazione della “vita utile di riferimento” è indirizzata a quegli Enti preposti al controllo della durabilità degli elementi tecnici nella fase di produzione che si vuole inserire come ulteriore prova da effettuare da parte dei produttori per l’ottenimento del marchio CE.

Il temine “riferimento” indica dunque le al contorno assunte dal produttore che certifica la durabilità del suo prodotto fuori sistema e considerando di uso e di degrado plausibili e che mediamente si verificano. La “vita utile stimata” è invece quella calcolata dal progettista e relativa alle reali in cui si colloca il suo progetto.

Prendendo in esame i dati di durata dichiarati nella Reference service life, il progettista può renderli più reali modificando le condizioni di riferimento assunte dal produttore perché risultino più veritiere rispetto alle condizioni del contesto progettuale specifico.

La norma mette a disposizione del progettista diversi metodi basandosi su analisi statistiche sia del contesto sollecitante che del comportamento dei materiali. Sia la ISO 15686 che la norma UNI 11156, infine, inseriscono anche il termine di Life o “vita utile di progetto” che denota la vita utile che il progettista pone come obiettivo, in termini di durata, del suo.

 

Fonte: reteingegneri.it