Aggirare il pagamento dell’ sulle sarà molto più difficile. A confermarlo è stata una recente circolare diramata dal ministero dell’Economia, che apporta una vistosa stretta nei confronti di quei nuclei familiari proprietari di più immobili, che in passato hanno sfruttato le “lacune” interpretative dell’ICI per ottenere un indebito sconto patrimoniale.Secondo le stime del governo, quasi una su quattro non genererà alcun esborso in merito all’applicazione dell’imposta municipale unica. I calcoli dell’esecutivo segnalano infatti che sulle 19,2 milioni di abitazioni principali, 4,6 milioni non pagheranno l’IMU, grazie al complesso meccanismo di detrazioni che possono apportare beneficio nelle tasche dei contribuenti proprietari immobiliari (200 euro per la , 50 euro per ogni figlio convivente, di età non superiore ai 26 anni).

Inoltre, i Comuni possono scegliere di modificare l’aliquota per la prima casa, abbassandola potenzialmente fino a 0,2 punti percentuali rispetto agli attuali 0,4 punti percentuali, incrementare la detrazione fissa di 200 euro per la prima casa e, perfino, introdurre categorie specifiche di contribuenti ai quali destinare particolari trattamenti (non è invece possibile poter attribuire variazioni alla detrazione per i figli conviventi under 26).

Se sul fronte della prima casa sembrano pertanto aprirsi delle positive aspettative, le cattive notizie sono relative all’ambito di applicazione della normativa in materia di abitazione principale. Venerdì scorso, in merito, il ministero dell’Economia ha diramato una circolare che contribuisce a ridurre il novero di contribuenti proprietari di “abitazione principale”, innovando la vecchia disciplina ICI per quanto riguarda i rapporti familiari.

A finire nel mirino del ministero sono state, in particolare, le fattispecie legate alla presenza di una coppia di coniugi proprietaria di due differenti immobili (ma nello stesso territorio comunale) e ai genitori che concedono in comodato d’uso gratuito una propria seconda casa ai figli.

Nel primo caso, relativo all’ipotesi in cui i coniugi abbiano la residenza in due immobili presenti all’interno dello stesso Comune, in un tentativo palese di raggirare la normativa con un comportamento elusivo dell’applicazione dell’imposta municipale unica, l’aliquota IMU per la prima casa andrà attribuita a una sola delle due abitazioni. Con essa, andrà altresì attribuita la detrazione di 200 euro per l’abitazione principale e le eventuali detrazioni per i figli under 26 convivente. All’altra abitazione andranno invece applicate le regole per le seconde case, con attualmente pari allo 0,76 per cento.

Nel secondo caso, invece, relativo ai genitori che concedano in comodato d’uso gratuito ai propri figli, gli stessi dovranno subire l’applicazione dell’aliquota per la seconda casa. In altri termini, i genitori saranno trattati esattamente come nell’ipotesi di affitto di tale abitazione sul mercato (senza tuttavia approfittare delle locazioni, e rinunciando, sul fronte della propria prima casa, alla detrazione per figlio convivente).

Due innovazioni, quelle di cui sopra, che se da una parte contribuiscono a contrastare le cattive abitudini di chi ha cercato, anche nel recente passato, di evitare la corretta applicazione dell’imposta comunale sugli immobili, d’altro canto rischiano di penalizzare eccessivamente i rapporti familiari, e l’utilizzo strumentale delle stesse abitazioni.

Fonte: domusmondo.com