Scendere le scale di casa, fermarsi al video on line installato nell’ingresso del palazzo e scegliere, solo toccando lo schermo, il negozio che propone il miglior prezzo per frutta e verdura.

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Oppure sfiorare un’altra parte dello schermo e vedere qual è la farmacia aperta più vicina o ancora quali nuovi servizi offre il Comune o magari l’Asl o perchè no la Camera di Commercio. Non è una scena del film “Minority Report”, non c’è Tom Cruise e non siamo nel futuro.Siamo però nel campo di una nuova sperimentazione che stanno per avviare il Comune di Prato e , una srl neonata con sede in viale della Repubblica, di proprietà di Vincenzo Leonardo Cotroneo, imprenditore nel campo delle nuove tecnologie, e della Borgosesia di Roberto Bini (con altre partecipazioni minori elencate nel box a lato). «Si tratta di una cosa nuova – spiega l’assessore Andrea Breschi che ha portato in giunta la delibera con la proposta di protocollo d’intesa approvata pochi giorni or sono – che può sembrare l’uovo di Colombo ma che aumenterà notevolmente il risparmio nella gestione comunale facilitando i servizi ai cittadini. Soprattutto – aggiunge – può cambiare il rapporto tra ente locale e utenti: è il Comune che va in casa delle persone e non più il contrario».
Ma di che si tratta? Il protocollo d’intesa prevede l’installazione – entro i prossimi tre mesi – di dieci schermi “touchsistem”, di quelli che forniscono il servizio solo toccandoli – come gli schermi di alcuni Bancomat o delle colonnine per fare i biglietti ferroviari “self service” in stazione – negli ingressi comuni di altrettanti palazzi. «La selezione è in corso – aggiunge Breschi – Abbiamo scelto di avviare la sperimentazione su edifici popolari prendendo accordi con l’Epp (ex Ater ndr) con la Lega delle Cooperative e con Edilcoop». Sarà un servizio, quindi, per il momento, destinato alle fasce più deboli della popolazione: «Soprattutto gli anziani che potranno avere , senza uscire di casa, sulle offerte dei negozi più vicini o sui servizi del Comune». Cosa si potrà trovare sui dieci terminali, collegati a un cervellone centrale installato nella sede della Publihome? Per cominciare – secondo il protocollo – soprattutto pubblicitarie di commercianti o grande distribuzione, rielaborate dai tecnici della società per creare una classifica delle migliori offerte; ma anche notizie di tipo amministrativo con messaggi indirizzati a target specifici o di carattere sociale (contatti diretti, per esempio, con il soccorso pubblico, con i vigili del fuoco, centri di assistenza per malati o anziani, centralini delle forze dell’ordine). «Ma il sistema – aggiunge l’assessore – avrà anche una funzione di sorveglianza». Perchè sarà munito di una telecamera che riprenderà il via vai nell’atrio. «Le immagini – spiega Breschi – resteranno registrate per due o tre giorni prima di essere cancellate e saranno utilizzabili se necessario». , servizi, tutto senza un grammo di carta, senza la necessità, cioè, di spedire depliant o messaggi e senza l’obbligo, ovviamente, a posteriori, di dover smaltire o riciclare quintali di rifiuti. «Ed è questo – continua Breschi – che ha interessato il Comune. La possibilità di mettersi in contatto con i cittadini in modo diretto, senza spedire lettere e quindi con un risparmio notevolissimo a livello gestionale». I conti li ha fatti Cotroneo, vera mente del nuovo business: con il sistema a regime gli enti locali potrebbero arrivare a risparmiare anche un paio di milioni di euro l’anno. Se la cifra sia reale o un po’ gonfiata si vedrà. Certamente il Comune non spenderà un euro per la sperimentazione. Il protocollo infatti prevede che la Publihome si occupi dell’installazione dei dieci terminali, collegati tra loro in rete su una linea Adsl (ad alta velocità) creata appositamente e che ne curi la manutenzione senza alcun contributo pubblico. Il periodo di prova avrà una durata di quattro mesi (presumibilmente da luglio a novembre) durante i quali i dieci condomini coinvolti proveranno il touchsistem senza dover spendere, nemmeno loro, un soldo. Se il servizio funzionerà, se piacerà agli utenti, ma soprattutto al Comune, e quindi se dalla sperimentazione si passerà a un uso sistematico, allora i palazzi in rete dovranno dare un contributo di 30 euro al mese. «In pratica – spiega Breschi – circa un euro a scala». Gli uomini della Publihome si accontenteranno di così poco? No davvero, il loro guadagno – fatto salvo il Comune – verrà dai contratti con gli inserzionisti. Più ne avranno, più il business darà frutti.

Fonte: iltirreno.it